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maurizio


MODERATORE

Attivo dal 12-02-2006, 23:28:29

- Postato il 26-02-2010, 07:45:43

Per completezza dell'argomento riporto la rassegna stampa del CAI di Bergamo del 24 febbraio :

«Contro le slavine non servono leggi ma più formazione»

Gli esperti: mancano rispetto e conoscenza della montagna

La proposta del Cai: diventi materia obbligatoria a scuola

 

Inasprimento delle pene? Una nuova legge per regolare lo scialpinismo?

Dagli addetti ai lavori, e in particolare da chi da decenni si occupa di formazione e prevenzione degli incidenti legati

alle valanghe, arriva una risposta unanime. E cioè: non è questa la strada.

Anche perché la materia è talmente variabile e complessa che imporre dei paletti legislativi risulterebbe quasi impossibile.

Decisamente meglio puntare, come da anni si cerca di fare, sulla conoscenza e sull’autoresponsabilizzazione.

Del resto, non più tardi di un paio di settimane fa, all’indomani delle slavine di inizio febbraio, si era accesso lo stesso identico dibattito e dal Parlamento era già arrivata una bocciatura secca dell’emendamento al decreto legge sulla Protezione civile con cui si invocava un inasprimento delle sanzioni (carcere incluso) per chi provoca una valanga. Insomma, niente provvedimenti presi sull’onda dell’emotività.

«Se di una legge c’è bisogno – aggiunge ora Paolo Valoti, che oltre a essere presidente del Cai è anche istruttore nazionale di scialpinismo – riguarda la formazione dei giovani: perché ad esempio non introdurre, nei programmi delle scuole dell’obbligo, quegli insegnamenti di base indispensabili alla frequentazione dell’ambiente alpino?

Per aumentare la sicurezza è indispensabile alzare il livello di conoscenza e di consapevolezza. Perché purtroppo c’è un solco sempre più netto tra la conoscenza virtuale favorita anche dalle nuove tecnologie e quella legata all’esperienza pratica. Da anni lavoriamo in questa direzione con l’obiettivo di ridurre questo divario sia attraverso l’attività istituzionale del Cai con iniziative come "Sicuri con la neve" e i tanti incontri dedicati al tema delle valanghe, sia attraverso i corsi delle nostre scuole di scialpinismo dalle quali passano ogni anno circa 400-500 allievi».

Cosa dicono i loro responsabili?

Il concetto è più o meno lo stesso, ma declinato con sfumature diverse.

«Il problema – sostiene Alessandro Calderoli, direttore della scuola di scialpinismo del Cai di Bergamo "Bepi Piazzoli" – non è la mancanza di normative, ma l’assenza di una cultura adeguata. L’incidente di domenica scorsa al Montebello è emblematico della scarsa conoscenza e della presunzione con cui certe volte si affronta la montagna. Qui purtroppo vengono riproposte pari pari tutte le consuetudini e gli atteggiamenti della città, compresa la fretta, l’ansia agonistica che caratterizza l’ambiente urbano. La mancanza di un approccio adeguato alla montagna e di una cultura specifica è alla base di molti errori, l’assenza di regole non c’entra».

«Anche perché – aggiunge Angelo Panza, direttore della scuola nazionale di scialpinismo del Cai – una legge che sanziona penalmente già esiste. Lo scialpinismo è un’attività che si basa sull’assunzione di responsabilità dei singoli individui che devono però essere in grado di valutare il grado di rischio sulla base di strumenti affidabili. Noi lavoriamo da sempre in questo senso, senza intaccare uno spazio di libertà che non può essere circoscritto da una legge».

Perché è vero che nell’occhio del ciclone sono finiti gli scialpinisti, ma è vero anche che tutto sommato nell’universo del fuori pista gli appassionati delle pelli di foca sono in genere i più preparati:

«Non metto in dubbio – conclude Massimo Carrara, direttore della scuola di alpinismo e scialpinismo Valle Seriana – che possano esserci degli sci alpinisti sprovveduti, ma di solito chi affronta questa disciplina lo fa dopo aver seguito un corso o comunque con un atteggiamento di prudenza, mentre i problemi maggiori si riscontrano abitualmente tra snowboarder e ciaspolatori che sono per lo più digiuni, con le debite eccezioni, di nozioni di nivologia e autosoccorso. Serve certamente più cultura, anche se non è facile costruirla e soprattutto non è facile tradurla in pratiche consolidate sul campo».

 

(Emanuele Falchetti, L’ECO DI BERGAMO, MERCOLEDÌ 24 FEBBRAIO 2010)

 

L’esperto: «Conoscere il territorio valutare i rischi e tenere le distanze»

 

Tre regole d’oro per evitare di finire sotto una valanga. Tre regole che non eliminano del tutto il rischio, ma lo riducono parecchio. Le ha esposte Cesare Cesa Bianchi, guida alpina con un curriculum di primo livello, che ha partecipato alla presentazione del nuovo manuale Cai dedicato all’autosoccorso al Palamonti con una relazione sulla prevenzione. «Trovare il giusto equilibrio tra sicurezza e divertimento è l’obiettivo primario: si può e si deve fare – ha esordito di fronte a una nutrita platea dove non mancavano gli addetti ai lavori tra cui Sandro Sterpini presidente del Servizio Valanghe Italiano, il comandante Andrea Salmeri, direttore del centro d’addestramento alpino della polizia di Stato, Igor Chiambretti, responsabile tecnico di Aineva e Danilo Barbisotti responsabile del Soccorso alpino regionale – il fatto è che gli strumenti a disposizione sono quasi tutti difficilmente utilizzabili da coloro che si avvicinano a questo mondo per la prima volta».

«La prima regola – ha aggiunto – riguarda l’informazione che deve essere accurata sia nella programmazione della gita che sul posto. Io stesso mi rivolgo sempre alle guide locali, perché sono in grado di monitorare il territorio in tempo reale. C’è poi il discorso dell’area da valutare, che è direttamente proporzionale al livello di rischio. Infine le distanze di sicurezza: bisogna imparare a mantenerle sia in salita che in discesa. Solo l’abitudine a tenere i propri compagni a debita distanza ci consentirà di sfuggire eventuali pericoli». L’altro grande strumento è l’autosoccorso e il nuovo volume dedicato all’Arva è uno strumento prezioso: «È l’unico manuale – ha sottolineato Sandro Sterpini – che passa in rassegna tutti gli apparecchi per la ricerca in valanga disponibili illustrandone l’uso. Un’analisi complessa frutto di un lungo lavoro: ringrazio tutti gli autori e in particolare Alessandro Calderoli».

 

(Emanuele Falchetti, L’ECO DI BERGAMO, MERCOLEDÌ 24 FEBBRAIO 2010)

 

maurizio


MODERATORE

Attivo dal 12-02-2006, 23:28:29

- Postato il 22-02-2010, 10:34:53

Ancora dall'Eco di Bergamo a conferma che le leggi ci sono!:

Ricoverato a Bergamo un 71enne
travolto da valanga: colpevole arrestato

Un brianzolo di 71 anni, residente a Meda, è stato ricoverato in prognosi riservata agli Ospedali Riuniti di Bergamo dopo essere stato travolto da una valanga nel comprensorio di Bormio 3000. Il pensionato praticava sci-alpinismo nelle vicinanze di un 30enne comasco che è stato arrestato con l'accusa di essere stato lui a provocare il distacco della massa di neve.

Il 71enne, soccorso e ricoverato a Bergamo, nella giornata di sabato era già stato multato dai militari della Guardia di finanza perchè sorpreso a praticare il fuoripista in una zona di assoluto divieto. Domenica sarebbe tornato in azione ma la passeggiata sulla neve ha rischiato di costargli cara.

L'uomo arrestato è invece uno sci-alpinista di 30 anni residente a Inverigo (Como): ora dovrà rispondere dell'accusa di aver provocato la valanga caduta nella mattinata di domenica in una zona sovrastante la sky-area di Bormio 3000.

La notizia è stata resa nota dalla Questura di Sondrio al termine degli accertamenti condotti dagli agenti in servizio sulle piste da sci, sulla base anche di diverse testimonianze. Il giovane fermato è stato a lungo interrogato.

maurizio


MODERATORE

Attivo dal 12-02-2006, 23:28:29

- Postato il 21-02-2010, 22:26:03

Fabio ciao,

le regole e le leggi ci sono da tanto tempo, ecco perchè non serve secondo me inasprire ciò che limiterebbe l'attività ai più prudenti amanti del fuoripista e di alpinismo.

Lo sciatore che ha causato la valanga a Foppolo rischia grosso, infatti è stato denunciato per procurato allarme e per aver causato le valanghe per cui, in base all'art. 426 del codice penale, rischia da 5 a 12 anni di reclusione.Le leggi quindi ci sono e anche severe, bisogna farle rispettare!

fabbb


Utente

Attivo dal 03-09-2009, 17:16:44

- Postato il 21-02-2010, 20:24:01

ho sentito in tv che in alta val brembana una persona a provocato una valangaa,senza danni ne per lui ne per altri .il servizio diceva che lo stesso dopo il fatto e stato multato..che legge prevede la multa? grazie ciao

STAFF DEL PORTALE


MODERATORE

Attivo dal 30-08-2007, 22:37:13

- Postato il 21-02-2010, 07:11:45

da l'Eco di Bergamo di oggi:

Gli esperti: in Lombardia rischio slavine alto per tutta la giornata. Sopralluogo dell'elicottero sulle Orobie

Tante neve e clima mite, oggi vietato il fuoripista

  • Domenica 21 Febbraio 2010
  • PROVINCIA,
  • pagina 3

 

 Temperature miti, neve abbondante e molto umida: è questo il pericoloso mix che insiste in queste ore sulle Orobie, e in generale sulle montagne lombarde, dove infatti, per tutta la giornata di oggi, è severamente vietato il fuoripista. La situazione è descritta con precisione nell'ultimo bollettino diffuso dal Centro regionale nivometeo dell'Arpa Lombardia, che sede a Bormio.
Le abbondanti nevicate degli ultimi giorni, seguite da un improvviso innalzamento delle temperature, rendono instabili le masse di neve. È sufficiente il passaggio di un solo sciatore, sui crinali più esposti, per provocare distacchi di neve anche di una certa consistenza.
L'indice del pericolo valanghe, su una scala di cinque, è di tre, ma in alcune zone si arriva anche a quattro. E non sempre c'è bisogno di sollecitazioni perché la neve inizi a scivolare: a volte, lo scaricamento può anche avvenire in modo spontaneo, rendendo massima la pericolosità dei percorsi non battuti.
Gli esperti invitano dunque gli appassionati della neve a rimandare le escursioni, così come lo sci fuori dalle piste.
Ieri pomeriggio, un elicottero è partito da Brembilla e ha sorvolato l'alta valle Seriana, Brembana e di Scalve, per monitorare la situazione della neve in quota. «Diversi scaricamenti ci sono già stati – rileva Federico Rota, il geologo che ha compiuto il sopralluogo in volo –. Altri sono ancora possibili. Intorno ai duemila metri, a provocare le valanghe è la neve molto umida, mentre più in quota c'è il rischio di distacco di lastroni. Domani (oggi per chi legge, ndr), l'aria un po' più fredda potrebbe rallentare il fenomeno e consolidare la neve, ma in generale il rischio rimane alto». E il consiglio, perentorio, è uno solo: «Non avventurarsi fuori pista».
Ci si può, invece, divertire sui tracciati preparati e battuti dagli addetti agli impianti di risalita, che provvedono anche al continuo monitoraggio.
Per i prossimi giorni, prosegue Rota, «le previsioni di tempo instabile fanno pensare a un rallentamento dei processi di trasformazione e assestamento della neve». Insomma, la prudenza non è mai troppa.
Il monitoraggio in volo di ieri è tra le misure previste dal «protocollo valanghe», che coinvolge, insieme a Regione e Provincia, tutti gli enti che hanno competenza in materia. «Il sopralluogo ha soprattutto la funzione di tenere sotto controllo le valanghe che possono andare a incidere su strade e centri abitati – spiega Claudio Merati, della sede territoriale della Regione (Ster) –. Su questo fronte, la situazione non è per fortuna particolarmente grave».
Il sopralluogo non aveva quindi l'obiettivo specifico di valutare la situazione per gli sciatori, ma il quadro non lascia comunque dubbi: «Ci sono grossi accumuli di neve, di due consistenze diverse – prosegue Merati –. Lo strato inferiore è indurito, e non legato a quello superiore, più recente. Così, la parte sopra può staccarsi, e dare origine a valanghe».
Per conoscere lo stato della neve sulle nostre montagne, è possibile consultare il sito di Aineva (associazione interregionale neve e valanghe, www.aineva.it). Nella sezione «Bollettini» si trovano informazioni aggiornate sulle condizioni del manto nevoso e previsioni per i giorni successivi.
Uno strumento prezioso per partire informati e non correre inutili rischi.
F. M.

 

STAFF DEL PORTALE


MODERATORE

Attivo dal 30-08-2007, 22:37:13

- Postato il 21-02-2010, 07:05:56

Dopo la tragedia di ieri con altre 5 vittime per valanga continua la nostra vetrina di opinioni a riguardo.

da l'Eco di Bergamo di oggi:

«Sciatori imprudenti
mettono a rischio
se stessi e gli altri»

Mario e Dino Merelli: troppi si avventurano senza conoscere
«Bisogna prepararsi, chiedere consigli. E saper rinunciare»

 

  • Domenica 21 Febbraio 2010
  • PROVINCIA,
  • pagina 2

  lizzola«Guarda lì, sotto la chiesetta della Manina. La neve è tagliata, si vede che è scivolata giù. Se ne è accumulata tanta, molto umida, ci ha piovuto sopra... Parte come niente. In una scala da uno a dieci, il pericolo valanghe oggi è undici». Non sarà un nivologo, l'alpinista Mario Merelli, ma così a naso qualcosina di montagna dovrebbe saperla.
E non si capacita nel vedere tante persone che in giornate come queste, in cui il sole splendente ha solo da poche ore preso il posto delle precipitazioni, anzichè mantenersi sulle piste battute rischiano la vita avventurandosi nel fuoripista o lungo canaloni inesplorati.
«La neve ha delle sue tempistiche di assestamento, possono volerci uno, due o quattro giorni, a seconda dei casi – spiega l'alpinista –. Se ha nevicato tanto, o se ci ha piovuto sopra, il manto bianco diventa una bomba. Bisogna tenerne conto. Adesso invece, magari il giovedì o venerdì nevica, il sabato esce il bel tempo e la gente parte, senza tenere conto del pericolo».
Anche ieri è andata così: se tanti sciatori sono rimasti a godersi il sole sulle piste, molti altri sembrano non aver resistito al richiamo del percorso alternativo. Proprio a Lizzola, tre scialpinisti ieri sono stati estratti da sotto la valanga che li aveva investiti. «È andata bene, li abbiamo visti dalla seggiovia mentre venivano travolti e li abbiamo recuperati subito – racconta Dino Merelli, fratello di Mario e presidente di Sviluppo Turistico Lizzola –. Ma non sappiamo più come dirlo. Cerchiamo di dare consigli, mettiamo cartelli che vietano il fuoripista, ma quando va bene ti mandano a quel paese. Oggi alcuni ragazzi con lo snowboard hanno scavalcato la rete e ignorato i cartelli che separano il versante sicuro della montagna dalla zona in cui è sconsigliato avventurarsi. Con un comportamento così, ci si va a mettere consapevolmente in una situazione di rischio. Una noncuranza impressionante, nei confronti non solo della propria vita, ma anche di quella degli altri: tagliando la neve o sollecitandola con il proprio peso, non è possibile prevedere le conseguenze».
Il popolo della neve, tra ciaspolatori, «freerider» e scialpinisti che si affiancano ai classici appassionati di discesa, «è in forte espansione – prosegue Dino –. Il problema è che manca, in molti casi, una cultura della montagna, una consapevolezza dei possibili rischi. Rimanendo sulla pista, il pericolo è praticamente zero. Certo che è bello andare nel canalone, cercarsi la via alternativa, ma si può fare se ci sono le condizioni. Con una neve come questa, è come andare contromano in autostrada».
Che fare allora? Il consiglio è soprattutto uno: parlare con gli operatori della stazione, con la biglietteria, chiedere qual è lo stato della neve. «E se c'è da rinunciare, si rinuncia», sentenzia Dino. Che la montagna, in fondo, rimane lì: «Ci sono imprese per cui vale la pena correre qualche rischio – osserva l'uomo degli ottomila, Mario – ma su queste montagne, vicine a casa, dove possiamo sempre tornare, no». E poi, la preparazione: «Bisogna agire con gradualità. All'inizio dell'inverno partire con qualche gita facile, allenarsi su itinerari belli e sicuri, e poi progredire piano piano. Forse io vengo da una generazione vecchia, ma ci avevano insegnato a tenere le gambe sotto il tavolo, quando era il caso. E lo scialpinismo si iniziava a fine febbraio, quando la neve era assestata». Adesso invece, sempre più spesso, «vedo mancare la voglia di conoscere, di chiedere. Partono spediti, con l'orologio per misurare il tempo. Invece il bello è gustarsi la gita, portarsi su un panino, prendersi il tempo per bere un caffè al bar e chiedere com'è la situazione. E nello zaino, prima di tutto, buonsenso e un po' di paura. Pochi alpinisti muoiono per sfortuna, la maggior parte sbaglia qualcosa. Tanti incidenti succedono perchè si è sottovalutata la situazione».
Oggi a Lizzola la pista di Sponda Vaga rimarrà chiusa. «Non perché sia in cattive condizioni, ma per paura del fuoripista – annuncia Dino Merelli –. I gestori degli impianti vivono con questo pensiero: noi curiamo le piste, le monitoriamo ora per ora, ma poi magari uno usa i nostri impianti per salire in quota, fa fuoripista e gli succede qualcosa. Il guaio è che in montagna il pericolo non lo vedi fino all'ultimo. E non servono trecento metri cubi di neve per restare sepolti, ne bastano tre carriole».
Ne sa qualcosa il fratello Mario, che per esercitarsi e prepararsi alle sue imprese sull'Himalaya ha dovuto provare anche a stare sotto il peso dei fiocchi: «Una sensazione tremenda, basta uno strato di venti centimetri e non ti muovi più. È come stare in un blocco di cemento».
Sulle strategie per prevenire incidenti che spesso sono dovuti ad atteggiamenti poco prudenti o all'inesperienza, i due fratelli non hanno dubbi: al primo posto c'è l'informazione.
«In città, se sono previsti cinque centimetri di neve scatta l'allarme, tutti lo vengono a sapere e si organizzano di conseguenza. Lo stesso deve accadere per la montagna: accanto alle previsioni meteo, in inverno va dato spazio alle condizioni della neve, al livello di rischio», dice Mario. D'accordo il fratello: «Bisogna aiutare le persone a capire qual è il limite oltre il quale non si può andare. D'inverno, come d'estate, quando vedo gente salire al Curò con la canottiera e le scarpe da tennis. La montagna va conosciuta e rispettata. Ci sono dei limiti che non si possono superare».
Fausta Morandi

 

sergio50


MODERATORE

Attivo dal 27-03-2006, 09:06:53

- Postato il 13-02-2010, 08:40:42

Se le leggi ci sono e non vengono applicate è come se non ci fossero. Quindi all'amico Formigoni del quale sono peraltro anche simpatizzante dico:
"verifica se sono adeguate e quindi muoviti e falle rispettare". Per il bene della montagna e di tutti noi che la amiamo.

STAFF DEL PORTALE


MODERATORE

Attivo dal 30-08-2007, 22:37:13

- Postato il 13-02-2010, 00:33:59

Per informazione sull'argomento, dall'Eco di Bergamo di oggi:

Formigoni

«Per la sicurezza
sulle montagne
le leggi ci sono già»

  • Venerdì 12 Febbraio 2010
  • PROVINCIA,
  • pagina 32

«Non servono nuove leggi, ma bisogna far rispettare quelle che ci sono. E noi chiediamo al governo di non aggiungere ulteriori norme che sembrano risolvere i problemi, ma in realtà complicano la vita degli sciatori». Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, condivide la mozione bipartisan del Consiglio regionale, che chiede alla Giunta di attivarsi presso il governo affinché eviti di adottare, anche sulla scia degli incidenti dello scorso fine settimana, nuove leggi in materia di sicurezza in montagna

pendughet


Utente

Attivo dal 26-03-2006, 22:42:54

Imitazione ! - Postato il 12-02-2010, 09:37:46

Credo che un'aspetto da non sottovalutare sia l'imitazione che è insito in ognuno di noi.

 Se si trovano tracce fresche di percorso nella neve in zone non sicure molti amano imitare il percorso di altri e ripercorrere lo stesso tratto non considerando la mutazione degli aspetti climatici che potrebbero essere avvenuti.
La filosofia è: se ce l' ha fatta quello prima di me perchè non devo farcela io?
E' evidente che manca l'elaborazione ulteriore che è appunto quella dello stato della neve. 
Poi va bene anche al secondo e le tracce si fanno più che evidenti.
Arriva il terzo e poi il quarto escursionista ma il quinto viene travolto dalla slavina e paga per tutti.

Tutti hanno imitato il primo, ognuno aveva pensato che queste cose avvengono sempre agli  altri, finchè non è toccato  a lui stesso.

Saluti

Pendughet 
 

maurizio


MODERATORE

Attivo dal 12-02-2006, 23:28:29

- Postato il 11-02-2010, 21:27:08

Il 17 gennaio si poteva anche fare! e sicuramente erano esperti e avendo studiato la situazione hanno valutato bene la loro discesa, anche se la terza regola del metodo antivalanghivo non è stata rispettata (il pendio superiore ai 40°).Comunque Piero tu te lo ricordi perchè eravamo insieme e c'era anche Sergio..

era il giorno 16.01 di sabato e noi eravamo sotto il Grem a quota 1400 mt. all'improvviso abbiamo visto scendere prima 3 sciatori che hanno fatto la dorsale e poi una coppia (lei giornalista di una famosa rivista di montagna e una sciatrice eccezionale), cha hanno appunto tagliato il vallone del Grem si sono uniti poi con noi per il pranzo...tutti con L'ARTVA al collo....ricordi?

Il giorno 16 c'era nebbia in basso e sole sopra i 1500 metri.La Temperatura era a 1200 mt. di -2° e a quota 2000 di ben -5° verso le ore 11.00. Quindi ok per la neve, infatti l'ultima nevicata era di 4 giorni prima di 10 cm e di 5 giorni prima con 17 cm a 1200 mt.il grande freddo e l'aumento termico che pian piano stava arrivando (inversione termica iniziata alle ore 12,00 ricordi?) hanno consolidato il manto nevoso.Nessuna valanga o scivolamento importante è infatti caduto in conca in quei giorni. Il vento era assente c'era solo brezza da Est e ho controllato i dati solo verso sera raffiche lievi intorno ai 25 kmh...

Il problema era eventualmente per quegli escursionisti che i giorni dopo vedendo la traccia potevano seguire l'esempio ..ma già dalla sera di domenica c'è stato un forte cambiamento meteorologico infatti ho segnato sul diario di quel giorno ( si può vedere anche quì sotto al post del giorno 3 febbraio quando ho pubblicato il sunto meteo del mese)  ..: alle ore 20,00 forte rialzo termico in quota con ben 5° e in meno di 2 ore!..ecc.

Quindi fare quel percorso lunedì sarebbe stato pericolosissimo con probabilità valanghive quasi certe.Il manto nevoso era addirittura passato a ben 3 ° sopra zero a 2000 mt.!!

Posto la foto del 16 gennaio con la sciatrice che arrivò alla "nostra base mangereccia".

pierfalco


Utente

Attivo dal 04-10-2007, 12:23:47

- Postato il 11-02-2010, 20:22:51

Non ricordo le condizioni meteo del 17 gennaio, ma se la neve era compatta la traversata ovest del GREM era fattibile
chiaramente con coraggio (DA VENDERE) e con un buon allenamento!!!!!! opinione del tutto personale! ciao a tutti
PIERFALCO

meteopedro


Utente

Attivo dal 20-10-2008, 10:50:23

Foto emblematica - Postato il 11-02-2010, 17:52:45

Questa foto , l'ho scattata il 17 Gennaio del 2010,dal Rifugio Capanna 2000
penso sia la zona del Monte Grem,però non ne sono sicuro,
e mostra una pericolosa traccia di salita lasciata da qualche sci alpinista...
secondo me vale più di mille parole
io non sarei mai e poi mai passato da quella zona
lascio a voi giudicare....
grazie....
Meteopedro

valpiana


Utente

Attivo dal 26-11-2007, 11:29:59

Strad'accordo - Postato il 11-02-2010, 14:27:47

Sono stra d'accordo con Sergio50 purtroppo in alcuni casi la miglior educazione che ci sia è la sanzione (repressione mi sembra una parola troppo grossa).
E non si preoccupi Messner non si uccide la montagna.
Per quanto riguarda Pendughet ho apprezzato l'intervento , in riferimente però agli States ho un dubbio:
siamo cosi' sicuri che senza certe sanzioni in alcuni stati la delinquenza bestiale non sarebbe stata ancora piu' alta e bestiale?
Perchè una societa' come la nostra consente che un vigliacco omicida possa uccidere di nuovo? E casi ce ne sono purtroppo molti.

 Prendetela esclusivamente come una semplice riflessione anche forse fuori tema e non come una levata di scudi in favore di chissacche.

pendughet


Utente

Attivo dal 26-03-2006, 22:42:54

Convengo. - Postato il 11-02-2010, 09:41:46

Convengo nell'aspetto repressivo e sanzionatorio verso  chi causa del male agli altri ( soccorritori o altri terzi) per stupidità o incoscienza propria.
Quindi sanzioni pesanti  e rimborso completo dei costi che il contribuente sostiene per toglierlo dai guai.
Però non sono sicuro che questo atteggiamento  faccia diminuire sensibilmente la categoria degli stupidi in montagna.
E' prova che pur acuendo le pene conseguenti a determinati reati questi non diminuiscono.
Come negli U.S.A.
Negli Stati dove vige la pena di morte  dovrebbero diminuire reati gravi contro la persona come l'omicidio volontario aggravato.
Invece paragonati con altri stati dove non c'è la pena di morte per lo stesso reato, i primi non hanno indici più bassi.


 Però almeno le  Regioni e i Comuni incasserebbero parecchi quattrini di multe e i rimborsi dei servizi di soccorso alpino non li pagherebbe  il contribuente
Lo stesso discorso vale per il soccorso in mare. Natanti in grave difficoltà perchè usciti in mare aperto nonostante i numerosi avvisi di burrasca diramati dalle Capitanerie di Porto.  

Indubbiamente qualcosa a livello governativo occorre fare. Ogni inverno siamo alle solite.
Funziona bene anche divulgare in internet le foto di questi " amanti della montagna" ripresi in punti pericolosissimi come ha fatto il sito qualche settimana fa. 

Saluti

pendughet 

Nota di Sergio
Se non serve la sanzione non ci rimane che la rassegnazione.
Io 5 anni fa sono passato con leggerezza col giallo probabilmente in uno di quei semafori truccati e ho preso un bel multone.
Da allora quando mi avvicino ad un semaforo sto 10 volte piu' attento affinchè non mi ricapiti.
Per me la sanzione è stata un deterrente .... eccome!
L'unica cosa che mi sento di dire è che le eventuali restrizioni siano fatte col cervello e non col c... 

 

 

 

sergio50


MODERATORE

Attivo dal 27-03-2006, 09:06:53

Una voce fuori dal coro - Postato il 11-02-2010, 09:05:09

Io invece penso che su certe cose sia finito il tempo dell'educazione e della formazione. NON PAGA!

Tutte grosse parole che da decenni in tutti i campi riempiono la bocca e ormai è appurato che non risolvono il problema. E' come volere insegnare le tabelline agli asini.

Una bella sanzione per chi non rispetta le regole elementari di sicurezza mettendo a repentaglio la vita propria (e chi se ne frega) ma sopratutto di altri è l'unico sistema che la gente capisce di sicuro.
Continuiamo a dire che la montagna giustamente va rispettata e poi siamo qui sempre a piangere qualche innocente che muore per colpa di qualche deficiente che sebbene tempestato da notizie educative e formative da parte di tutti se ne fa beffe e causa incidenti.
Quindi ben vengano sanzioni e pesanti.... andremo in montagna tutti piu'  sereni senza il terrore che l'inquilino del piano di sopra ci scarichi addosso un carico di morte.

roby


Utente

Attivo dal 12-11-2008, 12:04:23

- Postato il 10-02-2010, 21:00:25

Io invece son dell'idea che una bella tassa  per quelli che quando si slogano una caviglia o si sentono girare la testa perchè non sono abituati all'altitudine si fanno venire a prendere dall'elisoccorso (dove tra l'altro a bordo c'è un medico rianimatore e un infermiere ), gli farebbe proprio bene.


maurizio


MODERATORE

Attivo dal 12-02-2006, 23:28:29

- Postato il 10-02-2010, 20:35:09

Il 99% degli alpinisti, degli amanti della montagna, dei dirigenti di associazioni montane sono contro leggi repressivi che letono la  libertà di andare in montagna.In molte stazioni sciistiche alcuni gestori mettono i cartelli :"no fuoripista!" Ebbene sono irregolari!(eccetto le vie sopra o sotto gli impianti), sono solo le autorità che possono e per breve tempo (es. ordinanza del sindaco) limitare zone sciistiche o escursionistiche per motivi di pericolosità..Ieri sera al Cai di Bergamo persin il responsabile della scuola Nazionale di Moena (Polizia di Stato) si è espresso CONTRO i divieti repressivi in montagna e domani stesso riferirà in commissione interministeriale a Roma il pensiero di tutti gli operatori della montagna e degli appassionati sciatori "del fuoripista" e dell' escursionismo invernale in quota".

Cultura, iniziative d'informazione e d'educazione sin dalle scuole elementari, conoscenza dei pericoli che la montagna presenta se non si è preparati e prudenti. Non si possono accettare titoli di giornali come .."Montagna Assassina!".Noto sovente sciatori fuori pista con abbigliamento all'ultima moda costosissimo e risparmiano per es. sull' ARTVA (apparecchio per la ricerca di travolti in valanga) questo dimostra che bisogna insistere sull'educazione e sulla prevenzione per evitare gli incidenti e limitare i danni..come stanno facendo benissimo i club alpini, le organizzazioni di soccorso in montagna , e come sempre hanno fatto le guide alpine e i risultati (non facciamoci ingannare dalle ultime tragedie dei giorni scorsi sulle Orobie) ci sono , infatti negli ultimi anni nonostante che il numero degli sciatori fuoripista è quintuplicato le morti per valanga sono rimaste invariate (circa 150 all'anno in Europa e Nord America).

 http://www.poliziastato.it/pds/file/files/legge_363_2003.pdf

Unico regolamento per legge vigente ma per le aree sciabili...

fabbb


Utente

Attivo dal 03-09-2009, 17:16:44

contento - Postato il 10-02-2010, 18:04:29

ho letto molto volentieri i post riportati dagli altri utenti del forum,e per fortuna non sono solo nel dire che le nuove normative  del governo erano su una linea completamente sbagliata che vanno contro la stesssa natura dell' alpinismo..e soprattutto non si è dovuto dar ragione hai grandi del alpinismo,come simone moro,che in queste occasione sulle spalle delle disgrazzie altrui cercano solo di farsi pubblicita dando sempre ragione hai media e hai capocci...

maurizio


MODERATORE

Attivo dal 12-02-2006, 23:28:29

- Postato il 10-02-2010, 07:33:29

Da l'Eco di Bergamo di oggi:

il cai

«Non servono sanzioni
ma più informazione»

  • Mercoledì 10 Febbraio 2010
  • CRONACA,
  • pagina 19

«La montagna è uno spazio di libertà e non di coercizione, come tale comporta un elevato senso di responsabilità. L'irresponsabilità di alcuni non può essere pagata da tutti gli altri». Il presidente generale del Cai, Annibale Salsa, interviene nel dibattito scatenato dalla proposta del governo di un giro di vite per chi scia fuori pista o provoca valanghe. «La sicurezza in montagna non aumenta con le sanzioni o con il carcere, ma solo attraverso il lavoro di formazione, prevenzione e informazione», spiega Salsa.
Intanto, dopo il drammatico weekend che ha visto nove vittime sulle nevi italiane, Flavio Berbenni, previsore nivo-metereologico del Centro Arpa Lombardia di Bormio, spiega cosa è accaduto. «Perché avvenga un distacco in condizioni particolari è sufficiente anche un debole sovraccarico, equivalente al peso di una persona», rileva. In particolare, secondo l'esperto, in un mese con temperature basse e costanti la neve ha diminuito la propria consistenza e si è «sgranata». Questo non è un problema di per sé: il guaio nasce quando si verifica una nuova precipitazione di 30-40 centimetri con freddo prolungato, che rende praticamente inesistenti i legami tra la neve «vecchia» e quella «nuova». «In queste condizioni – prosegue Berbenni – basta anche un minimo sovraccarico perché si perda il legame tra i due strati». I consigli dell'esperto, per chi scia in questa stagione, sono di consultare i bollettini meteo prima di partire, evitare di trovarsi su pendii ripidi con neve nuova e preferire dorsali dove non c'è neve accumulata. Secondo il bollettino dell'Arpa, il pericolo di valanghe sulle Orobie bergamasche rimane marcato (livello 3 su una scala di 5). I lastroni superficiali si consolidano lentamente e per ora non sono sufficientemente legati agli strati sottostanti. Il manto nevoso presenterà quindi un consolidamento da moderato a debole su molti pendii ripidi, in particolare nelle zone di deposito (conche e avvallamenti) e saranno possibili residui scaricamenti e distacchi di valanghe.
Alessandro Belotti

maurizio


MODERATORE

Attivo dal 12-02-2006, 23:28:29

- Postato il 09-02-2010, 18:08:36

FABB NON D'ACCORDO, D'ACCORDISSIMO!Molti per mancanza di cultura "montanara " si presentano sui sentieri e purtroppo anche in zone impervie con lo stesso atteggiamento e a volte abbigliamento che usano in città!Reprimere serve nei casi estremi ma c'è già la legge che punisce a chi reca danni a persone o cose che sia in pianura o in montagna o dovunque...bisogna insistere sulla comunicazione, sull'educazione, etc. iniziando dalla scuola  per finire agli addetti formati e specializzati in problematiche sui pericolo in montagna e condivido pienamente il comunicato che poco fà il CLUB ALPINO HA DIRAMATO:

CLUB ALPINO ITALIANO
COMUNICATO STAMPA
08 febbraio 2010
 
GLI APPASSIONATI DELLA MONTAGNA NON SONO DEGLI IRRESPONSABILI. NON LASCIAMOCI PRENDERE DALL'EMOTIVITA'. 
La montagna è,  e deve continuare ad essere un luogo di libera frequentazione, un norma come quella proposta nell'emendamento del Governo al Decreto sulle emergenze in discussione al Senato non è accettabile dal CAI e dal mondo della montagna.
 
In merito alla presentazione di un emendamento del Governo al Decreto legge sulle emergenze in discussione al Senato, il Presidente generale del Club  Alpino Italiano, Annibale Salsa dichiara: La montagna è uno spazio di libertà e non di coercizione, come tale comporta un elevato senso di responsabilità e abbisogna di conoscenza e competenza. Tutto ciò non può portare ad una regolamentazione totale della frequentazione perché questo comporterebbe uccidere la libertà di accesso che è uno dei capisaldi dell'alpinismo e della frequentazione della montagna. L'irresponsabilità di alcuni non può essere pagata da tutti gli altri. La sicurezza in montagna - prosegue Salsa - non aumenta con le sanzioni o con il carcere per chi provoca valanghe, ma solo attraverso il lavoro di formazione, prevenzione, informazione svolto con l'ausilio del CAI, delle Guide alpine, del Soccorso alpino e speleologico e dei professionisti e degli abitanti della montagna.
Ciò non significa essere aprioristicamente contrari a norme per il miglioramento della sicurezza in montagna, ma per la loro stesura non si può prescindere dal coinvolgimento del CAI, del Soccorso Alpino e Speleologico, delle Guide alpine e a quanti vivono e operano in montagna.
Il Presidente generale del CAI sottolinea inoltre che "Il CAI e il mondo della montagna non possono accettare una norma che, forse dettata dall’emozione, costringe a casa alpinisti, sciatori ed escursionisti, e che porta una militarizzazione delle Terre Alte. Anche l'anno scorso, sempre sull'onda dell'emotività dovuta anche in quel caso a vittime di valanghe, qualcuno aveva proposto l'istituzione di un fantomatico patentino cha abilitava ad andare in montagna individuando il CAI come ente preposto a rilasciarlo, e prefigurando l'impiego delle forze dell'ordine per controllare gli accessi. Anche allora - conclude Salsa -  abbiamo espresso la nostra contrarietà a qualsiasi patentino - che non rientra in alcun modo nella filosofia e nella missione del Club Alpino Italiano – e a ogni tentativo di limitazione, sanzione eccessiva, militarizzazione della montagna.”

Un esempio: se io vado a fare un bagno in mare con la bandiera rossa e affogo..non per questo devo proibire a tutti di fare il bagno....se sul Grem dalla parte Est centinaia di sciatori si sono divertiti senza pericolo e dalla parte ovest alcuni sfidano la "SORTE" rischiando la propria vita e quella di altri (soccoritori) nonostante il marcato pericolo e succede la disgrazia...non posso proibire a tutti di salire sul Grem o fare salire solo se "patentati" ....qualcuno mi ha detto che quando abbiamo pubblicato alcune foto (tante) sul nostro sito di sciatori o escursionisti a cui piace fare avventura estrema.. , che abbiamo esagerato. Si, devo ammettere che abbiamo esagerato, ma lo abbiamo sempre fatto perchè in quei momenti esisteva un pericolo accertato o dalle condizioni meteo o dai boillettini vari, di serio pericolo!
 

fabbb


Utente

Attivo dal 03-09-2009, 17:16:44

solo dopo - Postato il 09-02-2010, 16:24:33

come sovente accade in italia,si parla solo dopo che accadono certe fatalità......linea completamente sbagliata quella che vuole attuare il governo,reprimere vuol dire"come per fortuna a dichiarato messner"uccidere l' alpinismo...l'unica solozione a questo problema si chiama formazione,,si formazione dell'alpinista che vuole affrontare la montagna..formazione tramite figure professionali,tra l'altro gia esistenti le guide alpine..la gente inesperta, pensa di affrontare la montagna come se fossero dei marciapiedi,la montagna non è niente di tutto cio.la montagna a mille faccie,e ogni giorno ogni ora cambia......
l'unica soluzione a questo probblema e la FORMAZIONE e non certo REPRESSIONE......

mlambicchi


Utente

Attivo dal 03-09-2009, 11:01:13

Disgrazia annunciata - Postato il 09-02-2010, 15:40:01

Porto anche la mia piccola testimonianza per confermare che la montagna, e non solo in inverno, si deve affrontare prima di tutto con la "testa".
Domenica dovevamo andare con il CAI di Milano su una cima nella zona del passo del Sempione (Spitzhoerli - 2800 mt), ma le evidenti condizioni sfavorevoli hanno consigliato di "ripiegare" su una più sicura ciaspolata al rifugio Calvi.
Anche in quella zona era peraltro evidente l'instabilità della massa nevosa sui pendii esposti.
La tecnologia (es. Arva) e i sempre nuovi materiali a volte possono anche spingere le persone, a sentirsi troppo sicure.......
 

maurizio


MODERATORE

Attivo dal 12-02-2006, 23:28:29

- Postato il 09-02-2010, 07:55:05

Da l'Eco di Bergamo di oggi:

Messner boccia la linea dura del governo. I bergamaschi concordano: reprimere non basta

«Il carcere? Così uccidiamo l'alpinismo»

  • Martedì 09 Febbraio 2010
  • CRONACA,
  • pagina 16

 

 Il pugno duro del governo, quello che era stato annunciato e auspicato dal capo del Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso nelle ore immediatamente successive alla tragedia dello scorso dicembre – quando in Trentino, l'ennesimo incidente sulla neve aveva provocato la morte di quattro soccorritori, oltre a quella dei due sci escursionisti per i quali la squadra si era mossa –, è tornato d'estrema attualità nell'infausto weekend appena trascorso. Un weekend nero su sfondo bianco che ha registrato il macabro bilancio di otto vittime e una decina di feriti per le valanghe verificatesi un po' su tutto l'arco alpino.
Multe per chi scia fuoripista in una situazione di pericolo conclamata? Carcere per quanti, provocando una valanga, si rendono responsabili della morte di altre persone? Sulle proposte già avanzate dal governo in Parlamento con un emendamento al decreto legge emergenze, gli addetti ai lavori si dividono, anche se tutti concordano su un fatto, e cioè che senza un'adeguata attenzione agli aspetti culturali e formativi la sola repressione non basta. Un concetto semplice semplice frutto della vecchia regola per cui in montagna non si va senza conoscere.
E allora il giro di pareri non può che cominciare da chi quasi certamente ne sa più di tutti: Reinhold Messner, re degli ottomila e non solo: «La minaccia di multe e carcere per chi provoca una valanga è una reazione isterica – ha commentato ieri –, con iniziative legislative di questo genere si uccide l'alpinismo. Ogni cittadino ha una responsabilità nei confronti degli altri, così anche quando pratica scialpinismo in prossimità di piste e sentieri. Non serve una nuova legge per sancirlo».
Un po' meno tenero con i «bamboccioni» in montagna è Simone Moro: «Personalmente – dice lo scalatore - non trovo sbagliato multare chi fregandosene di tutto e di tutti si avventura fuori pista con un rischio valanghe 5, il problema però è che questo ovviamente non basta se manca una cultura di fondo. Bisogna viaggiare su due binari, reprimendo gli eccessi, senza però demonizzare chi va fuori pista. Servono basi di conoscenza solide e approfondite».
«Il nocciolo della questione – aggiunge il collega e snowboarder Emilio Previtali – è che nessuno, a parte l'eccezione del Cai, si occupa della formazione in maniera seria. Soprattutto con le generazioni più giovani, sulle quali oggettivamente il linguaggio del Club alpino ha meno presa, servirebbero progetti e percorsi in grado di coinvolgerle sin dalla scuola. Le multe vanno bene se prima fornisci gli strumenti per valutare una certa situazione: ai ragazzini che vogliono sciare con la tavola non può solo imporre dei divieti».
Già perché se è vero che quello della sicurezza è un discorso trasversale – e gli incidenti dello scorso weekend ne sono la conferma –, è vero anche che gli snowboarder, anche solo per l'età media, meritano ancora più attenzione: «In genere – conferma Cesare Pisoni, fresco vincitore del titolo italiano di backcountry – l'estrazione urbana degli appassionati di questa disciplina non aiuta: pensano di poter passare dallo skate allo snow senza alcun problema e senza una preparazione adeguata. Invece bisogna dire a chiare lettere che un percorso formativo non è solo consigliato, ma assolutamente indispensabile».
«L'errore – conferma Alessandro Calderoli, direttore della Scuola di scialpinismo del Cai di Bergamo «Bepi Piazzoli» – è portare in quota le nostre abitudini cittadine. Se il nostro ambiente naturale è quello urbano e di quello montano consociamo poco, dobbiamo invece preoccuparci di supplire a questa carenza».
Proposte? Per Carlo Saffioti, consigliere regionale e presidente del Comitato per la montagna, «si potrebbe proporre al Cai di organizzare, in accordo con l'Ufficio scolastico di Bergamo, una campagna per responsabilizzare i giovani amanti della montagna che spesso affrontano le gite e le escursioni con superficialità e irresponsabilità». Yuri Parimbelli, alpinista e guida alpina, sostiene, invece, che lo strumento c'è già ed è rappresentato proprio dalle guide alpine: «Sono le uniche figure – dice – che si prendono la responsabilità di ciò che insegnano».
«Per evitare molte tragedie – conclude lo scalatore Mario Merelli – basterebbe prestare un po' più di attenzione alle consuetudini di un tempo, bisognerebbe cioè chiedere consiglio sul posto prima di calzare gli sci o le ciaspole, fidandosi degli avvertimenti di chi la zona la conosce perché ci vive. Una piccola ma importante regola di buon senso che purtroppo mi sembra sempre più una merce rara». Tante sfumature diverse su un tema che, c'è da commerci, continuerà a far discutere. Se ne parlerà, giusto per non andare troppo in là nel tempo, anche questa sera al Palamonti, dove la guida alpina Cesare Cesa Bianchi terrà una conferenza dal titolo emblematico: «Meglio prevenire. Il giusto equilibrio tra sicurezza e divertimento».
Emanuele Falchetti

maurizio


MODERATORE

Attivo dal 12-02-2006, 23:28:29

- Postato il 08-02-2010, 23:10:22

Purtroppo lo sciatore travolto dalla valnga del Grem è deceduto questa sera all'Ospedale di Monza dove era stato trasportato dall'Elisoccorso ieri pomeriggio dopo che i soccoritori, come ci ha anche riferito la Nadia, erano riusciti a tirarlo fuori ancora vivo seppur in gravisime condizioni.

Un'altra vittima NELLE NOSTRE MONTAGNE e per cosa?

Bastava scendere dalla parte dove Marco e altre decine e decine di persone si sono divertite e rilassate...

Continueremo a pubblicare sul nostro sito le foto di tutti gli escursionisti che in situazioni proibitive e di pericolo scieranno o saliranno a piedi nei punti pericolosi e proibiti in simili situazioni meteo e di neve. Sperando che qualcuno mediti  prima di intrapendere vie estreme e pericolose.

cllocate


Utente

Attivo dal 18-12-2009, 19:23:50

- Postato il 08-02-2010, 23:03:44

Un grazie incondizionato a Nadia e a tutti quelli che per passione svolgono il compito di volontari nel soccorso alpino.

Un pensiero allo sventurato scialpinista soccorso sul Grem che purtroppo non c'è la fatta.

 

Claudio

johnnyecla


Utente

Attivo dal 22-02-2006, 19:21:40

disgrazia compiuta. - Postato il 08-02-2010, 23:02:32

purtroppo non ce l'ha fatta l'escursionista che ieri e' stato travolto dalla slavina. e' morto oggi pomeriggio per una serie di complicanze all'ospedale di monza.


fonte: l'eco di bergamo online.

maurizio


MODERATORE

Attivo dal 12-02-2006, 23:28:29

- Postato il 08-02-2010, 22:37:40

Parole sante Nadia, grazie di questa testimonianza vera e "scritta" con il cuore, sappiamo quanto tu ami la montagna e come volontario della protezione civile (comunicazioni radio) so cosa è il sacrificio estremo e la stanchezza è l'ultima cosa a cui ci si arrende.Quando avete tirato fuori lo sfortunato e imprudente sciatore, sicuramente dentro tutti voi è subentrata la gratificazione che ha annullato quel vostro sacrificio.

Gli imprudenti debbono essere ritenuti incoscienti e quindi se arrecano un danno agli altri è giusto che in qualche modo paghino la loro sfrontatezza.Ma la  motivazione primaria del corpo dei volontari e non, è sempre quella che si fa del tutto e a volte senza valutare il proprio rischio, per salvare una vita umana!

Nella foto l'intervista a Nadia Tiraboschi che è andata in onda questa sera sui Rai 3

Nadia


Utente

Attivo dal 07-01-2010, 13:10:30

disgrazia annunciata - Postato il 08-02-2010, 22:28:00

ieri è stata una giornata molto impegnativa per noi soccorritori alpini, siamo stati chiamati su più fronti valanghivi, dalla Lariana a tutta la bergamasca. Quando veniamo allertati dal 118 che coordina tutti gli interventi di emergenga/urgenza partiamo come volontari, e sino a quando un intervento non è concluso andiamo avanti senza interruzioni, le risorse umane non mancano, dato che il CNSAS (corpo nazionale soccorso alpino speleologico) è un patrimonio nazionale.
Ebbene... quando sento parlare di costi stratosferici per gli interventi di soccorso alpino, mi chiedo a cosa si riferiscono, visto che noi, unità cinofile e speloeo, siamo volontari.
Certo, quando si muove l'elisoccorso ci sono i minuti di volo dell'elicottero da conteggiare, ma non giustificano mai le cifre che raccontano i giornali.
Questa comunque è per me una questione secondaria.
Ieri nella valanga al Monte Grem, anche noi eravamo in serio pericolo, osiamo molto, forse oltre i limiti per cercar di salvare un travolto da valanga, lo abbiamo nel DNA, ed abbiamo pagato con 4 colleghi morti sotto una seconda valanga,  in Dolomiti a dicembre.
Personalmente non mi piacciono i divieti e gli obblighi in Montagna, perchè li ritengo la morte dell'alpinismo, ma a chi causa pericolo o addirittura la morte di altri con il proprio comportamento irresponsabile, ritengo più che giusto il provvedimento penale.
Questo fine settimana non ci sono state solo vittime in valanga, ma centinaia di persone che hanno raggiunto una cima con o senza ciaspole dall'itinerario "classico", fatto grandi sciate in neve fresca su itinerari " classici" ma sicuri, visto panorami da mozzafiato come quello di sabato sera al calar del sole, ecco, questa è la montagna che ci deve dar la serenità di continuare ad andare in montagna con le gambe ma soprattutto con la testa.
grazie
ciao Nadia  


  

marco


Utente

Attivo dal 11-12-2006, 19:02:23

- Postato il 08-02-2010, 20:50:42

Ieri c'ero anch'io sul Grem, sono salito con gli sci dal versante seriano ed ho contato più di cinquanta scialpinisti, mentre nella zona del Bivacco Telini si svolgeva in contemporanea la ciaspolata della Valle del Riso, penso con più di duecento partecipanti: la zona era decisamente "affollata"...

La discesa è stata piacevole e priva di pericoli proprio perchè avevamo scelto un itinerario sicuro, ma la giornata ha avuto comunque un tragico epilogo sul versante opposto della montagna: possiamo parlare di incoscienza o di fatalità, ma l'unico fatto certo è che quella era un zona da evitare.

STAFF DEL PORTALE


MODERATORE

Attivo dal 30-08-2007, 22:37:13

- Postato il 08-02-2010, 16:03:41

Da Bergamonews di oggi:

L'esperto - "Molti, troppi, tra coloro che han deciso di muoversi e di fare una gita in montagna, leggono la rinuncia come un gesto da sfigati, invece è un gesto da virtuosi".

 

Simone Moro: sì alle multe per gli irresponsabili della montagna

Un bollettino di guerra quello che le montagne bergamasche ma non solo hanno stilato nel weekend appena concluso. Un bollettino di guerra con vittime e feriti gravi che spinge il governo a intervenire con un emendamento al decreto legge emergenze in discussione al Senato: carcere per chi, provocando una valanga, si rende responsabile della morte di altre persone e cinquemila euro di ammenda per chi scia fuori pista o compie escursioni in montagna quando c'è una situazione di pericolo concreto indicata nei bollettini.
Una linea dura condivisibile? Necessaria? Risponde un super-esperto della montagna: Simone Moro, che di alpinismo se ne intende, che delle montagne conosce tutti i segreti e che da tempo lancia appelli per una cultura della sicurezza ad alta quota.
Multe salate a chi si comporta da irresponsabile: condivide la volontà del governo?
Sì, assolutamente. Sono d'accordissimo. Chi mette a repentaglio la propria e l'altrui esistenza solo perché non ha voglia di fare alcuni passaggi salvavita merita di essere sanzionato. D'altronde ricordo che già oggi il soccorso alpino viene pagato da chi lo fa intervenire per propria negligenza.
Quali sono i passaggi salvavita?
Ne dico un paio facili: verificare com'è la situazione meteorologica, non quella del momento quando magari dopo una settimana di maltempo è uscito il sole, ma quella 'storica'. E poi avvisare le guide alpine e gli uffici turistici della propria volontà di escursione: se loro dicono che non è il caso di andare, non si va.
Eppure questo non succede: perché a suo parere c'è chi parte con qualsiasi condizione?
Perché molti, troppi, tra coloro che han deciso di muoversi e di fare una gita in montagna, leggono la rinuncia come un gesto da sfigati, invece è un gesto da virtuosi.
Lei per esempio...
Io per esempio, se le condizioni non mi consentono una scalata vado a fare una corsa, mi affido a un piano B.
Pare che tra le proposte ci sia anche quella del carcere per chi provoca una valanga e uccide qualcuno. Anche su questo è d'accordo?
Continuo a sperare che l'intervento della legge per regolare le scalate e le arrampicate sia uno spauracchio. Perché la legge di per sè è rigida, non è flessibile, e la montagna invece è un elemento con miliardi di variabili. Certo, se si provocano dei morti ed esiste una responsabilità qualcuno deve pagare. Ma continuo a ritenere che vada fatta una forte promozione della sicurezza.
E' la cultura che previene?
Sì, bisogna che tutti sappiano qual è lo stile giusto della montagna, la sappiano affrontare quando e come va affrontata. E' una questione di cultura.

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